L’Università Roma Tre è stata costretta dal Tribunale Amministrativo Regionale a fornire tutti i documenti relativi a un grave allagamento avvenuto nel 2018 in laboratori contenenti materiali a potenziale rischio.

Cellule staminali, organi e campioni biologici in deperimento: è la verità emersa dal ricorso dell’Associazione Agriambiente contro l’Università Roma Tre. La sentenza del TAR Lazio (n. 08627/2025) è chiara: su temi di potenziale impatto ambientale e salute, le Istituzioni hanno l’obbligo di garantire la trasparenza.

Tutto ha inizio il 20 agosto 2018, quando, all’interno del Dipartimento di Scienze dell’Università Roma Tre, la rottura di un tubo dell’acqua calda provoca un ingente allagamento.

L’acqua invade gli studi e i laboratori a rischio chimico e biologico: ne consegue l’avaria totale dei frigoriferi e interruzione della catena del freddo per giorni e lo scongelamento e sversamento del contenuto di campioni biologici preziosi e pericolosi.

I documenti depositati in giudizio confermano la gravità dell’accaduto, parlando del deperimento di:

  • Cellule staminali di pazienti con malattie genetiche rare.
  • Omogenati di organi di topi transgenici per diverse patologie.
  • Campioni biologici dal Sud Est Asiatico.

Il potenziale rischio di contaminazione dei locali e delle matrici ambientali (vista la possibilità che le acque contaminate confluissero nel terreno) ha spinto l’Associazione Agriambiente a chiedere chiarezza immediata.

Di fronte a un evento di questa portata, l’Associazione, ha richiesto all’Ateneo l’accesso a documenti cruciali per verificare l’assenza di pericoli.

Invece di collaborare, l’Università, con nota a firma del Rettore Prof. Massimiliano Fiorucci e del Direttore Generale Arch. Alberto Attanasio, ha negato la copia dei documenti, giustificando il rifiuto con il richiamo a note interne che escludevano il rischio biologico e chimico. Tuttavia, l’Associazione ha contestato il valore di tali atti, evidenziando che i firmatari – la Dott.ssa Simona Sconti e il Prof. Giovanni Antonini – non ricoprivano le rispettive qualifiche di Responsabile dei Servizi di Prevenzione e Protezione e di Direttore del Dipartimento al momento dell’allagamento, qualificando le loro affermazioni come “mera memoria storica” e prive di valore probatorio.

Nella sentenza n. 08627/2025, il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio ha accolto in larga parte il ricorso, ribadendo un principio fondamentale: l’accesso alle “informazioni ambientali” deve essere garantito nella forma più ampia possibile.

Il TAR ha stabilito che la documentazione richiesta non riguarda solo la sicurezza sul lavoro, ma è idonea a incidere sulla tutela dell’ambiente e della salute collettiva.

Il punto cruciale della sentenza: “L’accesso non può dunque essere escluso sulla sola base del giudizio dell’Amministrazione circa l’assenza di pericolo, giacché tale valutazione costituisce proprio oggetto della verifica documentale richiesta dal soggetto istante”.

Non spetta all’Università decidere se un rischio esista o meno; è suo dovere fornire i dati tecnici che consentano il controllo civico.

Il TAR Lazio ha accolto il ricorso e ordinato all’Università Roma Tre di consentire l’accesso, entro trenta giorni, a tutti i documenti richiesti, tra cui:

  • La perizia tecnica redatta a seguito dell’evento.
  • Il Documento di Valutazione dei Rischi (DVR) dei laboratori coinvolti.
  • I registri delle sostanze presenti al momento del sinistro.
  • La documentazione di smaltimento dei rifiuti prodotti.

L’importanza di questa sentenza è enorme. Non si tratta di affermare che l’Università Roma Tre abbia inquinato, ma di rimarcare che, di fronte a un evento potenzialmente grave, la reticenza di un ente pubblico è inaccettabile.

Un ente deputato all’istruzione superiore e alla ricerca DEVE dare l’esempio di trasparenza, come imposto dai principi internazionali. Questo caso ribadisce il rispetto della Convenzione di Aarhus che tutela il diritto dei cittadini e delle associazioni ad accedere alle informazioni ambientali.

Condividi questa notizia!

Aiutaci a diffondere l’importanza della trasparenza degli enti pubblici sui temi di ambiente e salute.


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *